Giù come un domino

Tre giorni di scuola, cinque classi in testing. Solo nel mio plesso. Con regole nuove, pensate con estrema intelligenza. Prevedere uno screening a tappeto sarebbe stato più oneroso che mandare vagonate di studenti (e familiari a diretto contatto) a farlo poi, nelle strutture adeguate. Adeguate per niente, tra l’altro. A Milano gli esiti dei test eseguiti in ospedale arrivano in differita di due giorni, quelli delle farmacie contano su tempi più rapidi di risposta, spesso bilanciati nella scelta, dalle file in strada già all’alba. Situazione devo ammetterlo che si sta in parte risolvendo, non siamo a livello della vigilia di Natale, ma siamo comunque allo sbaraglio. Tracciamenti ormai persi. Bambini che vengono mandati a scuola anche in presenza di sintomi lievi (che sono sempre del covid, sappiatelo) e che in quattro ore mettono in difficoltà un intero sistema. Per un solo caso positivo infatti adesso tutta la classe viene messa in testing, con obbligo di tamponi al giorno zero e al giorno cinque. Con due positivi la classe va inesorabilmente in quarantena e in dad. Tutta la classe. Da qui genitori disperati che chiedono permessi, si mettono in coda per ore, tengono figli chiusi in casa anche se risultati negativi, con l’obbligo dei compiti e delle lezioni al pc. Non parliamo dei docenti. Io non ho un nasino alla francese, ma a fine bimestre sarà enorme a furia di cotton fioc.

La mia giornata termina qui, dopo un’altra riunione, la correzione delle prime verifiche che sono riuscita a fare completare in presenza, le domande delle mamme all’uscita, che giustamente non si raccapezzano più, tra fratelli chiusi in cameretta e gli altri da recuperare a scuola. La didattica questa sconosciuta, alzo le mani e cambio la mascherina.

#covid follia

Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie. Io e i miei alunni da oggi siamo in quarantena. Isolati per la presenza di tre casi positivi in classe. E non c’è niente da ridere.

Sottolineo la mancanza di responsabilità di alcuni genitori che nelle ultime settimane hanno portato i figli ad ogni genere di festicciola, di ritrovo, partita e che imperterriti hanno mandato tra i banchi i bambini nonostante fratelli sospettosamente raffreddati a casa, magari anche già sottoposti a provvedimento di testing con l’altra loro classe. Questo, ovviamente non è proibito da nessuna regola, ma è buon senso e mette in difficoltà, ADESSO, un sacco di persone.

Sono perplessa per l’assoluta incapacità e inadeguatezza della sanità metropolitana che non sa dare direttive precise né al suo esercito medico, né ai dirigenti delle scuole e ai suoi desolati responsabili della sicurezza Covid.

Ognuno dice il contrario dell’altro.

La classe interessata dovrebbe essere messa sotto sorveglianza e quindi obbligo di tampone al giorno zero e al giorno cinque, nel momento in cui il contatto col bambino positivo sia avvenuto nelle 48 ore precedenti. Nel mio caso specifico il bambino in questione è assente da giovedì scorso, ma per eccesso di zelo la Preside ci segnala comunque tutti e scatta l’obbligo di esame, di nuovo. A due settimane dal precedente caso, risolto. Noi colleghi risultiamo tutti negativi (pure tri-vaccinati) e torniamo a lavorare seduta stante.

Neanche il tempo di gioire e tre alunni risultano positivi. Tutta la classe, noi compresi, viene a questo punto, messa in isolamento. Nel giro di tre giorni mi è stato comunicato DI NON ANDARE A LAVORARE. DI COSA FACESSI A CASA E NON IN SERVIZIO E DI CORRERE A SCUOLA. DI NUOVO DI NON ANDARE OGGI, IN ATTESA DI AVVISO DELL’ATS. POI DEL PERCHE’ FOSSI A LETTO VISTO CHE IL FAMOSO SMS NON ARRIVAVA (E NON E’ ANCORA ARRIVATO) E QUINDI DI ANDARE IN CLASSE, COSA CHE HO FATTO DURANTE TUTTA LA SETTIMANA. MI HANNO INFORMATA CHE NON SONO IN QUARANTENA PERCHE’ SONO NEGATIVA DA MOLECOLARE. MI HANNO AVVISATA CHE INVECE LO SONO E CHE DEVO STARE IN ISOLAMENTO. NESSUNO SA (NEMMENO I MEDICI CHE SI OCCUPANO DI TAMPONI E DI INVIARE GLI AVVISI) SE I SETTE GIORNI SI CONTANO DAL PRIMO O DA QUELLO SUCCESSIVO. SEMBRANO SCEMATE, MA FANNO LA DIFFERENZA SE HAI UN IMPEGNO PRESO. SE IL GIORNO UNO ESSENDO LUNEDI’ PRESUPPONE CHE IL TAMPONE DI CHIUSURA LO DEBBA FARE VENERDI’ (QUINTO GIORNO) O IL 25. ESATTO QUEL 25, LA MATTINA DI NATALE.

Penso a tanti miei alunni che non andranno fare il tampone giustificandosi che tanto a scuola per un po’ non ci devono venire. E non si capisce come, loro non li controlla mai nessuno. Alle mamme, che devono partire e che sanno che un esito positivo li bloccherebbe, ed evitano. Penso a come dopo solo due settimane di distanza tre bambini della mia classe, ripeto già esaminati e negativi pochi giorni fa, siano risultati positivi. Rabbrividisco per tutti gli altri che non sono stati sottoposti a nessun tipo di screening e mi domando cosa porteranno in famiglia durante le feste, insieme ai pacchetti e alle renne..

Per la cronaca, è passato più di un giorno, e del messaggio dell’ATS non v’è traccia. In teoria sono libera.

#colloqui e verità

Colloqui con i genitori. Che da anni mi lasciano stremata. Adesso che siamo tornati in presenza e siamo uno di fronte all’altro, è bello, comunque, ritrovarsi. Guardarsi negli occhi, studiarsi nei gesti, sentire l’empatia. Anche la non comprensione, la senti meglio. Ti arriva dritta in petto. E stasera è arrivata tutta, diretta a ‘sapetechi’ e scusate lo so pecco di orgoglio, ma… ma io gongolo. Non tutte le famiglie si sono lamentate, però. A molti sta bene così: un colpo al cerchio e uno alla botte dicevamo ieri. Non si impara niente nell’altra metà del cielo didattico, ma i bambini vengono a scuola rilassati e sereni, non gli si chiede nulla, li si chiama scimmiette o pastafrolline (odio) e gli avverbi non contano più. Nemmeno lo studio o la grammatica, ma i figli non stressano a casa e le mamme riescono a tenere in piedi tutta la baracca senza crollare dietro a compiti e pagine da ripetere.

Detto questo C’E’ ANCORA CHI CREDE CHE LA SCUOLA PRIMARIA SIA IMPORTANTE E CHE LE BASI SI ASSIMILINO QUI. Ergo, qualcuno ha fatto notare al mio collega che le valutazioni bimestrali non si prendono da format prestampati e si copiano paro paro sul registro. Che se in educazione civica valuti concetti come sviluppo sostenibile e diritto costituzionale (a otto anni????) non puoi scrivere poi che in italiano non comprendono il testo letterario. Un disastro insomma. Qualcuno gli ha seriamente fatto barba e capelli. E lui si divincolava come un anguilla nella rete, scusate lo so, sono una brutta persona.

Come per magia un papà ha riportato che la figlia dice a casa che le materie della maestra vanno studiate, mentre tanto con il maestro non si fa niente. Testuali parole. E lui si scavava a ogni risposta la fossa da solo. Arrancando scuse, giustificandosi con frasi che iniziavano e non si concludevano. Ha provato a girare la frittata, tirando in mezzo me. Altro errore, sono partiti i confronti, fatti da altri presenti, su come lavoro io e come lavora lui, sembrava tutto orchestrato.

Ha blaterato qualcosa che a questo punto ho zittito io, e senza alcuna empatia, oggi. Non succederà nulla, le lamentele probabilmente si fermeranno qui perché non si può fare la rivoluzione da soli, e i genitori al giorno d’oggi sono presi da mille cose, ma lui ha abbassato la cresta, non ha trovato una spalla, e anzi io non arretro di un millimetro.

Non c’è storia

Oggi ho sostituito la maestra di sostegno e mi sono ritrovata in compresenza col collega. Lui. E di nuovo mi sono rattristata per come lavora. Gliel’ho fatto notare. Educatamente, ma ferma. Arrabbiata e infastidita e pure delusa perché alla fine a lui va sempre bene. A quelli ignavi come lui che tirano un colpo al cerchio e uno alla botte comunque va sempre tutto liscio. Non hanno discussioni (se non con la sottoscritta) si barcamenano e fanno pure i simpaticoni. Oggi ‘STORIA’. Da settembre questa è la sua terza lezione. E’ ancora alla teoria del Big Bang (pag.7). Di fronte ad una me allibita risponde che tra feste ponti e quarantena… Peccato che io sia la tua dirimpettaia di cattedra, e le stesse ore le abbia io. Ha messo i giudizi la scorsa settimana. Erano campati in aria mentre deve centrarli sul bambino, non può parlare di interpretazione di documenti storici (tanto più se ha fatto un paio di incontri) e comunque mi complimentavo per i voti alti.

Non spiega. Oggi l’ho osservato. Fa leggere, una due dieci volte. Leggere, ai bambini. Lui tace, qualcuno segue altri cedono e si distraggono. Poi assegna le pagine. Gli faccio presente (meno gentile adesso) che deve alzarsi e spiegarla, la lezione. Tirarsi su le maniche. Parlare, chiedere, rendersi accattivante. Deve interrogare, non fare domandine sparse, guidate e per di più sempre ai soliti bravi. Mi zittisce bonariamente con il suo solito EVVABBBBBE’ dai, sono le prime volte. Prendo la mia alunna da sostenere e mi faccio condurre da lei, dolcissima, fino al corridoio, dove ci dedichiamo a passeggiare fino al suono della campanella perché il sostegno adesso lo vorrei io.

#fiocchi

Non c’è come la neve per mettere d’accordo i bambini e tenerli con lo sguardo in su. La classe si illumina di luce bianco latte, e gli occhi si fanno grandi grandi. Non puoi spiegare divisioni e teoremi perché la mente è là, tra le nuvole e gli alberi imbiancati. E anche Milano per qualche ora diventa incantata all’interno dei cortili, dove i tetti si ammantano di fiaba. I bidelli spazzano l’ingresso con il cappello e la sciarpa di lana sopra il grembiule, e qualche mamma si attarda con due ombrelli e gli stivali di gomma nel sacchetto, a fissare anche lei i vetri appannati.

Classe in testing

Avere meno di tre casi positivi a classe comporta che tutti noi ‘interessati’ siamo in testing. Non è quarantena, quindi possiamo uscire, andare a scuola e a lavorare OVVIAMENTE SE IL TAMPONE HA DATO ESITO NEGATIVO.

Tutto questo fino al giorno cinque, quando scatta una sorta di black out e si deve tornare in ospedale a fare il molecolare di chiusura. Mi spiego meglio, fino a ieri io ed immagino tutti i miei colleghi e bambini, siamo andati a spasso (dato che siamo tutti negativi) e ci siamo tranquillamente visti tra i banchi fino a venerdì (ripeto i negativi), ma oggi no. Oggi tutti in fila al freddo e al gelo e poi tutti chiusi in casa. Fino a ricevimento dell’esito (che non è così celere, visto l’aumento purtroppo dei malati). E se per domattina non si è ancora avuto il responso rimaniamo tutti sotto coperta. CHE SENSO HA????????? SE DOPO IL PRIMO TAMPONE TUTTI SIAMO USCITI E TORNATI A SCUOLA CHE SENSO HA CHE DA OGGI SIAMO TUTTI A CASA?????

Ma vista dai docenti, nessuno pensa al nostro programma? Alle cose da spiegare? Alle attività che abbiamo interrotto dieci giorni fa perché un genio ha deciso inoltre che la dad, se non siamo in quarantena, non si può fare? Poi quando rientriamo ovviamente dovremo correre e qualcosa verrà meno. Nessuno ragiona su questo? Siamo in ventidue, più tre docenti, tutti negativi al primo tampone. Il solo caso X è isolato da dieci giorni. E’ più probabile che il virus passi e proliferi in altre sezioni, nelle quali nessuno è controllato, ma noi, noi, chiusi dietro la porta a guardare dalla finestra.

#Rispettoparlando

La mia terza, decimata, sta lentamente tornando in classe. Fino a stasera novità non dovrebbero essercene. Funziona così: (funziona è un eufemismo) i negativi liberi tutti, fino a lunedì, quando faremo il tampone ‘quinto giorno’ che ci decreterà, speriamo, sani.

Il molecolare era da fare entro 48 ore dalla notifica. Il rispetto come sempre è merce rara e io sto inviperita da un paio di giorni con quei genitori che se ne fregano, di tutto! Dei compagni, delle altre famiglie, dei lavori altrui, degli impegni degli altri. Almeno tre non hanno portato il figlio in ospedale entro i termini fissati. Io il tampone non glielo faccio, che vengano i vigili (che tanto poi non li beccano mai. Io se dovessi per sbaglio uscire durante la quarantena a prendere il latte mi trovo la pattuglia al citofono; loro, zero). Un’altra ha portato il figlio dal papà e non hanno avuto modo. Prego????? Io sono bloccata, negativa, scrupolosa, precisa ed onesta e NON POSSO PRENDERE MEZZO IMPEGNO FINTANTO CHE L’ULTIMO ALUNNO NON VIENE DICHIARATO NEGATIVO e tu non hai tempo? E se domani sera viene fuori che hai il covid? Ed è una settimana che circoli? Stiamo facendo la morra cinese dei casi che sembra un parto. Ricevo telefonate fino a mezzanotte per spostare bambini da una colonna ad un’altra, e tu non l’hai ancora portato?

Altri genitori per privacy non scrivono l’esito in chat. Una chat privata in cui postano di tutto, ma una cosa importante così, no. Tutti appesi a un filo a fare la conta delle probabilità, ma a qualcuno poco importa che io mi passi un altro week end in forse, con l’angoscia di ricevere il messaggio di arresti domiciliari. Tanto loro escono, tranquilli. E neppure si ammalano mai.

#parliamone

Parliamone, di questo cinema degli orrori che sta diventando il provvedimento Covid, che peraltro cambia di settimana in settimana.

Per molti il caos è archiviato, non per chi tra i banchi ci lavora, o ci deve portare i bambini. Premetto che scovare il malato è quanto mai difficile se asintomatico (e ahimè ce ne sono parecchi), quindi nel frattempo il contagio si propaga. Compagni, fratelli in altre classi, maestre, genitori. Individuato il positivo, classe in testing. Cioè a dita incrociate TUTTI VANNO OBBLIGATORIAMENTE A FARE UN MOLECOLARE (no farmacia). E’ necessario però aspettare il messaggio della Asl, che a volte sbaglia i destinatari, a volte ritarda, a volte non si sa… Quindi per uno o due giorni TUTTI GLI ALUNNI E I DOCENTI INTERESSATI CHIUSI IN CASA. Si va in ospedale a fare il tampone, se negativo si torna a scuola, ma si rifà un nuovo tampone al quinto giorno. Per conferma. E già qui la disperazione. La chiamata arriva in tempi diversi, la risposta non ne parliamo, chi esce lo stesso, chi ha il fratellino in una classe differente e cosa fa.. Poiché in assenza di sintomi e di tampone, fratelli e familiari sono liberi, capite da soli il macello..

Ma ammettiamo la negatività. Io l’ho saputo ieri sera alle 23,10, praticamente notte. Oggi ero a scuola (nessuno sapeva con certezza se fosse corretto). Ma se domani tre miei alunni (coi quali io non ho contatti da venerdì scorso) fossero positivi TUTTI IN QUARANTENA. Anche io, che sono negativa, e che non ho più avuto modo di interfacciarmi. NON E’ COSA DA POCO. Stare chiusa in casa comporta anche disagi, enormi. Sapendo che sei sana, ancora di più.

Non è tutto. Nell’altra classe la collega di sostegno ha fatto in una settimana tre molecolari, chiamata dalla Asl. Tutti negativi. Ed è stata sottoposta a un giorno di quarantena. Uno. Con messaggio vincolante del medico. Altro problema non da poco, la DAD. Perché se non siamo in quarantena niente ore al pc. In questo modo si buttano via settimane cruciali, lezioni frontali e didattica, ma a nessuno sembra importare.

Tazza fumante

Tisana allo zenzero, che il mal di gola è l’unico sintomo che ho. Divano, tempo uggioso, guardo il grigio milanese diventare buio. A mezzogiorno la telefonata della responsabile, domani in via preventiva tutti a casa. Non è una quarantena, è una quaranta-zzata, per dirla in latino, almeno nella forma. Il covid 3.0 dilaga, sicuramente nelle scuole. E dove si fa uno screening. A parere mio la metà dei bambini ce l’ha, più o meno asintomatico. Col primo raffreddore lo si scopre. La classe viene indagata e come funghi, tre, cinque, sei sono positivi. Tampone alle maestre. Il primo, quello che fai uscita dal lavoro, per scrupoli, passando dalla farmacista sotto casa, è negativo. E dev’essere un falso perché neanche alla fine della settimana, la collega è colpita, l’altra di religione è affondata, quella della classe accanto, pure. Ergo domani tutti in pseudo vacanza. La Asl ci darà poi direttive, già perché l’assurdità di questa faccenda è che i genitori (anche di figli malati) non sono obbligati a fare tamponi, se non hanno sintomi. I fratellini presenti in altre sezioni, neppure. In realtà neanche i compagni, se i casi sono sotto a tre su venti. Capite da soli che si diffonde come un domino.

#tampone in classe

Matteo è assente da giovedì scorso. Non abbiamo saputo nulla, quindi si presume non abbia il Covid (avrà fatto accertamenti?) perché in questo caso il genitore è tenuto a contattare immediatamente i vari servizi, e fare partire la macchina della sopravvivenza: ricerca di altri positivi in classe e, se accade, quarantena (di dieci giorni), altrimenti tutti amici come prima.

Ma intanto Matteo è assente e i compagnetti riportano che ha il raffreddore. Io maestra non posso chiamare a casa, pena la privacy. La madre, ex rappresentante di classe, potrebbe farci gentilmente sapere. Del tipo, ha fatto il tampone oppure no? Siamo tranquilli oppure dobbiamo aspettarci il peggio? Matteo ha la lingua lunga. Di solito invece della lezione riporta i pettegolezzi della chat, di cui mamma lo rende partecipe. Stessa cantilena stessa faccia, stesse movenze. La famiglia però è omertosa, da sempre. Odiosa è la parola giusta. Non me ne vogliano gli altri, normo dotati. Una di quelle madri che fa capannello fuori dai cancelli. Che semina zizzania. Che sa tutto di tutti, ma che di sé non parla. Che anche gli altri genitori mal tollerano. Una che non ammette che il figlio abbia seri problemi (il famoso detto che la mela non cade….) il primo di autonomia, sempre categoricamente negato. Nessuna notizia chiara, comunque. Nella famosa chat non si esprime, non può essere costretta a fare il tampone, se il pediatra non lo ritiene opportuno. Ergo io me lo riprenderò tra i banchi, senza sapere. In una classe di bambini di otto anni, naturalmente nessuno vaccinato, nella quale coviddo può girare liberamente e a domino buttarci giù. Poi non voglio sentire al tiggì che nelle scuole stanno peggiorando i casi.