#tampone in classe

Matteo è assente da giovedì scorso. Non abbiamo saputo nulla, quindi si presume non abbia il Covid (avrà fatto accertamenti?) perché in questo caso il genitore è tenuto a contattare immediatamente i vari servizi, e fare partire la macchina della sopravvivenza: ricerca di altri positivi in classe e, se accade, quarantena (di dieci giorni), altrimenti tutti amici come prima.

Ma intanto Matteo è assente e i compagnetti riportano che ha il raffreddore. Io maestra non posso chiamare a casa, pena la privacy. La madre, ex rappresentante di classe, potrebbe farci gentilmente sapere. Del tipo, ha fatto il tampone oppure no? Siamo tranquilli oppure dobbiamo aspettarci il peggio? Matteo ha la lingua lunga. Di solito invece della lezione riporta i pettegolezzi della chat, di cui mamma lo rende partecipe. Stessa cantilena stessa faccia, stesse movenze. La famiglia però è omertosa, da sempre. Odiosa è la parola giusta. Non me ne vogliano gli altri, normo dotati. Una di quelle madri che fa capannello fuori dai cancelli. Che semina zizzania. Che sa tutto di tutti, ma che di sé non parla. Che anche gli altri genitori mal tollerano. Una che non ammette che il figlio abbia seri problemi (il famoso detto che la mela non cade….) il primo di autonomia, sempre categoricamente negato. Nessuna notizia chiara, comunque. Nella famosa chat non si esprime, non può essere costretta a fare il tampone, se il pediatra non lo ritiene opportuno. Ergo io me lo riprenderò tra i banchi, senza sapere. In una classe di bambini di otto anni, naturalmente nessuno vaccinato, nella quale coviddo può girare liberamente e a domino buttarci giù. Poi non voglio sentire al tiggì che nelle scuole stanno peggiorando i casi.

13 pensieri su “#tampone in classe”

  1. Il diritto alla privacy è un diritto sacrosanto, non lo nego, ma a volte viene applicato in modo cieco e assolutamente inutile.
    La legge prevede che stia alla coscienza dei cittadini rinunciare anche solo temporaneamente a questo diritto per il bene della comunità (come dovrebbe essere in questo caso), ma figurati se qualcuno vuole farlo per far sapere agli altri di aver “sbagliato”. No, no, meglio fingersi creature perfette…
    E intanto accettiamo i cookies, gli annunci pubblicitari e mille altre cose che sono ben più invasive che la semplice, antichissima domanda del: “Come stai? Tutto bene?”
    Auguro buona fortuna a te e a tutti i tuoi studenti! 🙂

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  2. Io credo che tu abbia il diritto di parlare con il rappresentante di classe ed esigere dettagli.
    Sarà lui a contattare la mamma omertosa.
    Ma, se questa si nasconde dietro alla “privacy”, credo non si possa fare molto.

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