Classe in testing

Avere meno di tre casi positivi a classe comporta che tutti noi ‘interessati’ siamo in testing. Non è quarantena, quindi possiamo uscire, andare a scuola e a lavorare OVVIAMENTE SE IL TAMPONE HA DATO ESITO NEGATIVO.

Tutto questo fino al giorno cinque, quando scatta una sorta di black out e si deve tornare in ospedale a fare il molecolare di chiusura. Mi spiego meglio, fino a ieri io ed immagino tutti i miei colleghi e bambini, siamo andati a spasso (dato che siamo tutti negativi) e ci siamo tranquillamente visti tra i banchi fino a venerdì (ripeto i negativi), ma oggi no. Oggi tutti in fila al freddo e al gelo e poi tutti chiusi in casa. Fino a ricevimento dell’esito (che non è così celere, visto l’aumento purtroppo dei malati). E se per domattina non si è ancora avuto il responso rimaniamo tutti sotto coperta. CHE SENSO HA????????? SE DOPO IL PRIMO TAMPONE TUTTI SIAMO USCITI E TORNATI A SCUOLA CHE SENSO HA CHE DA OGGI SIAMO TUTTI A CASA?????

Ma vista dai docenti, nessuno pensa al nostro programma? Alle cose da spiegare? Alle attività che abbiamo interrotto dieci giorni fa perché un genio ha deciso inoltre che la dad, se non siamo in quarantena, non si può fare? Poi quando rientriamo ovviamente dovremo correre e qualcosa verrà meno. Nessuno ragiona su questo? Siamo in ventidue, più tre docenti, tutti negativi al primo tampone. Il solo caso X è isolato da dieci giorni. E’ più probabile che il virus passi e proliferi in altre sezioni, nelle quali nessuno è controllato, ma noi, noi, chiusi dietro la porta a guardare dalla finestra.

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24 pensieri su “Classe in testing”

  1. le solite cose dell’altro mondo, è un po’ come quando devi entrare in un negozio e ti urlano, ” non più di due” quando fuori sul marciapiedi sono tutti ammassati in attesa del turno. Come se il virus aspettasse di entrare per contagiarti. Ormai si vive giorno per giorno sperando per il meglio…🙄

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  2. E si per chiunque voglia capire se tutto ciò abbia un senso, ebbene è difficile trovarlo. Personalmente come insegnante ho collezionato la bellezza di 5 quarantene (3 nello scorso anno e due in questo perché ancora l’Asur applica le vecchie regole) e ho deciso di provare a raccontare la mia storia infinita di “arresti domiciliari” in un libro “Le mie quarantene”, almeno avrò uno sfogo che mi serve per rimanere lucido

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